La cosa più importante – Libro per l’infanzia dai 3 anni

Ci sono libri che ti colpiscono così. Appena li vedi li apri, scorri con le dita le pagine, gli occhi si soffermano sulle parole e la mente comincia a volare. Ti immagini il sorriso di tuo figlio mentre glielo leggi seduta sul letto alla sera e così lo chiudi sorridendo dentro di te. Perché ne sei certa. Gli piacerà di sicuro.

Questo penso che capiti a tutte le mamme. Vedi una cosa anche distrattamente e pensi subito a quanto farebbe felice il tuo bambino. E questo ti basta per essere felice.

Il libro di oggi mi è capitato casualmente tra le mani mentre facevo un giretto in una libreria ben fornita a Trento, ho adocchiato il titolo e mi ha incuriosito subito. L’ho preso in mano e ho capito che doveva far parte della nostra libreria a casa.

Il libro in questione è:

“La cosa più importante” di Antonella Abbatiello, Fatatrac edizioni www.fatatrac.it

Consigliato dai 3 anni

Pensate, la prima edizione è del 1998.

Gli animali di Pratorosso si sono riuniti in assemblea e discutono in maniera accesa su quale sia la cosa più importante: avere la proboscide come l’elefante, gli aculei come il porcospino, il collo lungo come la giraffa, essere verdi come la rana o avere le ali come gli uccelli?

Naturalmente ogni animale è convinto che la propria particolarità sia quella fondamentale che tutti dovrebbero avere e cerca di convincere gli altri della propria teoria.

Ma quando le doppie pagine, che si aprono a sorpresa, mostrano di volta in volta tutti gli animali con le orecchie lunghe come il coniglio,…

…oppure con gli aculei…

…o con il collo lungo come la giraffa….

…dovranno convenire che l’importanza di ciascuno sta proprio nella “sua diversità”, che lo rende unico ed essenziale alla vita del bosco.

Ma…e come sarebbero gli animali con tutte le caratteristiche degli altri combinate insieme??(questa è la pagina in cui Nicola ride come un matto!)

Un importante messaggio interculturale in una divertente e smagliante favola moderna.

Ha ottenuto la menzione d’onore per le tematiche della pace e della convivenza sociale direttamente dall’UNESCO.

Ovviamente super consigliato.

Parole di mamma – Esperienze di una mamma logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”

Uso delle tecnologie nella prima infanzia: può interferire con lo sviluppo del linguaggio?

Questo articolo è nella mia testa già da molto tempo.

Ne ho sentito il bisogno dopo aver letto alcune ricerche specifiche per quanto riguarda l’uso, ma soprattutto l’abuso delle tecnologie nei bambini più piccoli (fascia 0-3 anni), ma anche come logopedista e come mamma.

Oggi quindi ve ne parlerò da 3 punti di vista:

  • Partendo dalle ricerche scientifiche in questo campo (di recente interesse e studio);
  • Dal punto di vista professionale come logopedista; infatti ci sono delle ricadute
    importanti nello sviluppo del linguaggio che è meglio conoscere per prevenirne
    gli effetti. Vi descriverò alcune esperienze che mi hanno molto colpito e che mi hanno aiutato a modificare il mio modo di valutare i nuovi bambini che arrivano in studio;
  • E come mamma, vi parlerò in modo sincero della mia esperienza con Nicola, di come
    prima ci siamo adattati all’uso delle tecnologie e di come poi abbiamo deciso di fare un passo indietro.

Per finire, al termine dell’articolo troverete una breve bibliografia di riferimento con le
ricerche complete nominate nell’articolo e con alcune letture consigliate “a tema”.

Cominciamo con quanto riportato dalla rivista UPPA:
Un Pediatra Per Amico www.uppa.it

“L’utilizzo delle nuove tecnologie con i bambini sempre più piccoli ha ormai superato i livelli di guardia”.

“Quando sta davanti al tablet non si vede e non si sente”, vero.

Ma i bambini hanno bisogno di essere visti e sentiti. E’ dimostrato che tanto più tempo riusciremo a dedicare ai loro nei primi anni di vita, tanto meglio cresceranno. Sappiamo anche che non è la sola quantità di tempo ad essere importante, quanto la qualità delle cose che faremo con loro. Parole di Segio Conti Nibali, Pediatra e direttore di Uppa.

Forse non ci sarà mai una legge che vieterà, o quanto meno limiterà l’uso delle tecnologie al di sotto di una certa età, ma spetterà a noi adulti e genitori porre dei chiari limiti al loro utilizzo.

“I limiti fanno parte di una strategia nella relazione tra genitori e figli fatta di rispetto, ascolto e disponibilità incondizionata verso il bambino. I genitori hanno il compito di aiutare il bambino a imparare a regolarsi, dapprima tramite una coregolazione (il bambino aiutato dai genitori), per poi passare ad una propria autoregolazione. Il rischio è di demandare al tablet o al telefono il compito di alleviare le difficoltà o le frustrazioni del bambino”.

Negli ultimi anni le conoscenze in merito sono aumentate e sebbene non si sia ancora arrivati a comprendere in modo completo l’impatto che le tecnologie hanno sulla vita dei bambini, ci consentono di avere dei consigli basati sulle evidenze scientifiche e sui principi fondamentali della pedagogia e della psicologia dello sviluppo.

La promessa dei media digitali di trasformare le nostre vite è enorme. Se gestita bene, la tecnologia può migliorare la nostra scuola e la nostra educazione, approfondire le connessioni sociali, espandere la partecipazione civica e perfino aiutare la nostra democrazia ad avanzare. Ma affinché questi effetti positivi si verifichino abbiamo bisogno di leggi, norme e impegni educativi che minimizzino i rischi e massimizzino le opportunità per i nostri figli”
Clinton e Steer, 2012.

Da 0 a 3 anni: schermi vietati
L’infanzia non ha bisogno di videoschermi, non ha bisogno di una realtà virtuale. Prima dei 3 anni un bambino necessita di sviluppare competenze interagendo con l’ambiente attraverso esperienze sensoriali che utilizzino tutti e cinque i sensi. Solo questa interazione esperienziale consente di sviluppare le proprie risorse neuronali. È stato dimostrato che anche solo una televisione accesa nella stessa stanza dove un bambino piccolo sta giocando ne disturba l’attività, impedendo di sviluppare quella capacità di concentrazione attentiva così importante per il suo futuro. Scrive Goleman su «Focus»:”Occorre allora, soprattutto in questa fascia d’età, che i genitori curino i propri comportamenti. Non può funzionare il farsi vedere assorbiti dalla televisione, da un computer o da un telefono cellulare, magari talmente distratti da non accorgersi neanche dei richiami dei figli. In quell’età i bambini sono molto inclini all’imitazione: se ci vedranno perennemente con in mano il telefonino ne vorranno uno”.

Da 3 a 6 anni: il tempo delle regole
L’infanzia è il tempo delle regole, che non sono imposizioni ma procedure educative per regolare il tempo e lo spazio comune. Mettiamo delle regole chiare, trasparenti, essenziali. È inutile sgridare i nostri figli perché passano le ore davanti ai videogiochi quando siamo noi ad averceli messi. La comunità scientifico-pedagogica internazionale su questo fronte è compatta: in questa fascia d’età mezz’ora di videoschermi al giorno è più che sufficiente, e l’accesso a Internet è vietato. Questa è una fase importante per sviluppare alcune capacità collegate all’immaginazione o alla motricità fine e per implementare le competenze relazionali e sociali.
È ora che si può imparare a litigare bene con successo, anche dopo è possibile, certamente, ma man mano diventa più difficile. Occorre privilegiare le esperienze dirette, la manipolazione, l’interazione relazionale. I bambini litigano? Certo! È quello il loro compito evolutivo. Imparare a stare insieme, ad accettare la frustrazione e a far emergere le risorse creative di cui, in questa età così plastica, sono incredibilmente dotati. Non lasciate che si anestetizzino davanti ai videoschermi, permettetegli di stare all’aria aperta, a contatto con la natura, di fare esperienze corporee e mentali nuove. Il loro futuro ne trarrà immenso vantaggio.

Andiamo ora nello specifico, prendendo in esame uno studio che è stato svolto sull’utilizzo che fanno i genitori, bambini e gli adolescenti delle tecnologie digitali.

Nel dettaglio ci soffermeremo sulla fascia dei 0-3 anni.

Fonte: Balbinot V., Toffol G., Tamburlini G., Tecnologie digitali e bambini: un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita, Medico e Bambino, ottobre 2016.
Per scaricare e leggere l’intera ricerca cliccate qui sotto:

http://download.repubblica.it/pdf/2016/salute/Tecnologie_digitali_e_bambini_indagine_sul_loro_utilizzo.pdf

L’indagine svolta su 1300 genitori italiani ha avuto come scopo esplorare quali siano le loro opinioni sull’utilizzo delle tecnologie digitali da parte dei bambini.
Quasi 1 genitore su 4 fa giocare il proprio bambino con lo smartphone già nel primo anno di vita, per poi salire a 2 genitori su 3 quando il piccolo ha 2 anni e fino a 4 genitori su 5 a 3 anni; Il tempo di utilizzo delle tecnologie digitali raramente (5% dei casi) supera l’ora al giorno nel primo anno di vita del bambino, ma diventa più frequente nel terzo anno; Se dai bimbi più piccoli, passiamo a quelli in età scolare, poi, apprendiamo da una rilevazione ISTAT del 2015 che l’accesso alla rete è fortemente aumentato dal 2007 al 2014; dal 18% a oltre il 44% nei bambini tra i 6 e i 10 anni e dal 56% all’81% dagli 11 ai 14 anni.

Bibliografia:

  • Uppa, n. 6/2017: speciale “Bambini e tecnologia” pag. 39-47;
  • Fonte: Balbinot V., Toffol G., Tamburlini G., Tecnologie digitali e bambini:
    un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita, Medico e Bambino, ottobre 2016.

E QUINDI, QUALI SONO I RISCHI PRINCIPALI DI UN USO INAPPROPRIATO?

  • Aumento del rischio cardiovascolare, osteoarticolare, metabolico a lungo termine;
  • Possibili effetti nocivi da onde elettromagnetiche;
  • Riduzione delle interazioni di qualità verbali e non, tra genitori e bambini;
  • Aumento dei disturbi del sonno;
  • Interferenza con lo sviluppo deli linguaggio
  • Ostacolo all’attenzione, alla concentrazione, alla lettura profonda e quindi all’apprendimento, alla riflessione e alla capacità critica;
  • Aumento dei disturbi di comportamento;
  • Aumento di isolamento e depressione;
  • Amplificazione di atteggiamenti di aggressione, discriminazione e bullismo;
  • Rischi per l’incolumità fisica e psicologica, l’identità e la privacy;
  • Dipendenza dalla tecnologia in sé e da aspetti specifici da questa veicolati.

COME EVITARLI?

CONSIGLI PER UN USO CONSAPEVOLE:

  • Dare il buon esempio limitando l’uso dei dispositivi digitali quando si è insieme ai bambini (soprattutto nei primi anni di vita); evitare in particolar modo di usarli a tavola;
  • Non ci sono motivi validi per utilizzare le tecnologie digitali prima dei due anni (come suggeriscono i pediatri americani), o dei 3 anni (come consigliano i pediatri e gli specialisti di Uppa);
  • Dopo i 3 anni, app e videogiochi vanno scelti con cura (esiste una classificazione europea la PEGI, ed esistono siti ed esperti a cui chiedere consiglio);
  • Aiutare i bambini fin da piccolissimi a riconoscere e a dare un nome alle emozioni (alfabetizzazione emotiva);
  • I tempi massimo di utilizzo delle tecnologie digitali vanno definiti assieme ai propri figli, ma non vi sono motivi  per un utilizzo superiore all’ora o alla durata di un film (fino agli 8-9 anni);
  • Sono raccomandate interruzioni ogni 30 minuti per consentire a occhi, cervello, muscoli ed articolazioni di liberarsi;
  • Di notte le tecnologie digitali vanno disattivate e tenute lontano dal letto. Di giorno (per i più grandi che possiedono un dispositivo elettronico proprio) vanno tenute nello zainetto o sul tavolo, ma non in tasca. A scuola possono essere usate in classe solo se le attività scolastiche lo richiedono;
  • E’ importante discutere con i bambini e i ragazzi sui pericoli che si possono riscontrare in rete, soprattutto utilizzando i social network;
  • Aiutare i bambini a capire le conseguenze di ogni azione e la responsabilità che comportano;
  • Usare password e filtri di controllo parentale;
  • Non mettere i bambini di fronte all’alternativa tra libri o monitor, tra quotidiani e sintesi online, tra carta stampata e altri media digitali.

C’è anche un’altra completa ed esaustiva guida per un uso consapevole messa a punto da un gruppo multidisciplinare di esperti coordinati dal Centro per la Salute del Bambino (CSB). Cliccate qui sotto per leggerla:

Tecnologie digitali e bambini: indicazioni per un uso consapevole”

Vi consiglio di leggerla, è davvero ben fatta, chiara ed esaustiva, non solo per i più piccoli, ma per tutta l’età di sviluppo del bambino.

Da stampare, leggere e rileggere più volte.

LA MIA ESPERIENZA PROFESSIONALE DA LOGOPEDISTA:

Come logopedista, sinceramente fino a 5 anni fa non era un tema a cui mi sono mai interessata particolarmente, ma negli ultimi anni ho dovuto pormi domande, approfondire e studiare la possibile correlazione tra eccessivo e precoce utilizzo di strumenti digitali nella prima infanzia e ritardo di linguaggio. Ho cominciato a vedere in prima visita bambini piccolissimi (fascia 18-36 mesi) con importante ritardo di linguaggio (soprattutto in produzione), difficoltà comunicative, relazionali e di regolazione nel comportamento, che avevano in comune il fatto di utilizzare tablet, tv e/o telefono praticamente per un tempo molto lungo (anche fino a 4-5 ore al giorno) senza una mediazione ed un vero controllo da parte dell’adulto genitore. Le tecnologie non sono la causa del ritardo di linguaggio, ma sicuramente interferiscono con il suo sviluppo, tanto più è elevato l’utilizzo che ne viene fatto. Ho sentito il bisogno di confrontarmi con altre colleghe e colleghi, ma soprattutto di informarmi e una correlazione c’è. Come avete visto nell’elenco sopra, l’utilizzo inappropriato e/o troppo precoce delle tecnologie può interferire con il normale sviluppo del linguaggio, con le abilità comunicative e relazionali, con l’attenzione, l’autoregolazione, il pensiero simbolico e creativo. Dobbiamo ricordare che i primi tre anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo del linguaggio e di tantissime altre aree di sviluppo (es. motorio, cognitivo, ludico, educativo, sociale, prassico,…), ed è un periodo altamente critico. Dobbiamo cercare di favorire lo scambio verbale, il contatto oculare, l’attenzione congiunta, il rispetto dei turni, il gioco spontaneo e lo sviluppo di tutti i prerequisiti comunicativi necessari per far partire il linguaggio come strumento indispensabile per comunicare con gli altri.

Proprio per questo ho aggiunto delle domande per me fondamentali in sede di valutazione che condivido con voi, penso possano essere utili anche alle e ai colleghi logopedisti, ma non solo:

  • Il bambino è esposto all’utilizzo di tecnologie digitali?In che modo?
  • Se si, quali?
  • Per quanto tempo?
  • Ci sono delle regole condivise con il bambino per questo utilizzo?
  • Come reagisce il bambino quando termina il tempo?
  • Quanto gioca il bambino?Che tipo di giochi predilige?Con chi?
  • E’ esposto alla lettura di libri per l’infanzia?Con quale frequenza e con quale modalità?

Come Logopedista mi sento di seguire le indicazioni dei Pediatri e di sconsigliare assolutamente l’utilizzo dei dispositivi digitali prima dei 2 anni e tra i 2 e i 3 anni l’utilizzo è possibile ma con una forte limitazione in termini di tempo e con la mediazione da parte dell’adulto.

Ma veniamo a noi…perchè se ora è più chiara la parte teorica, da mamma, come sempre, in termini pratici…tutto si complica.

LA MIA ESPERIENZA DI MAMMA:

Da mamma come sapete la faccenda è un po’ diversa. C’è il lavoro, la casa, le corse in macchina, la stanchezza (cronica) e i nostri figli che richiedono un’attenzione e un tempo che spesso non abbiamo.

Vi spiego la mia esperienza personale perché penso possa essere un utile scambio, ma sono molto interessata al vostro punto di vista, quindi fatemi sapere cosa ne pensate, ma soprattutto come e se avete regolamentato in casa con i vostri figli l’utilizzo delle tecnologie.

Fino ai 18 mesi non abbiamo mai avuto l’intenzione e il bisogno di utilizzare la tv o il telefono o altro per Nicola, ma nella fase più critica dei 18-30 mesi (praticamente correva di qua e di là ovunque!) abbiamo notato un suo maggiore interesse per i video musicali cartonati visti una volta distrattamente alla tv. E ci siamo accorti: “magia, resta fermo per un tempo più lungo di quello che pensavamo!”

Ecco quel “resta fermo” ci ha fregato. Perché da quel momento abbiamo cominciato ad usare la tecnologia (in particolare i video sul telefono) per quei momenti diciamo così critici (es. in fila alle poste, al ristorante quando i tempi di attesa erano lunghi, in macchina, quando dovevo scrivere una mail al computer, o altro…), insomma, una strategia super, che lo faceva fermare all’istante. E più la usavamo più ci veniva “naturale” usarla. Il problema era il dopo. Quando era il tempo di spegnerlo… ahi ahi, pianti e urla. Così da tecnica efficace si è trasformata rapidamente in un attaccamento morboso e richiestivo.

Abbiamo dovuto parlarne tra noi, scontrandoci non poco. E’ stato anche questo il motivo per cui ho cominciato ad informarmi, a leggere articoli, opinioni di esperti e alla fine abbiamo dovuto fare un passo indietro. Abbiamo notato che diminuendo il tempo, circa 1 ora al giorno, solo la Tv (abbiamo tolto l’utilizzo dei nostri telefoni, solo in rarissime occasioni glielo concediamo), con delle regole fisse e stabili condivise con Nicola il suo atteggiamento gradualmente è cambiato. Con i tre anni compiuti poi abbiamo notato un grado di maturità maggiore ed una maggiore facilità nel rispettare queste regole. Le nostre sono poche e semplici: si può guardare la Tv (solo cartoni senza pubblicità) prima di cena, mentre la mamma o il papà prepara, quando il cibo è sul piatto si spegne subito. Ovviamente ci possono essere delle eccezioni alla regola: es. un film/cartone visto al cinema insieme o sul divano al sabato sera con mamma e papà. Ma questo rende questi momenti occasionali ancora più speciali e attesi.

Ho notato anche che si sono bambini più interessati alle tecnologie e altri meno (es. mio nipote che ha 4 anni, se la tv è accesa continua a giocare con ciò che gli piace e alza la testa ogni tanto distrattamente), mentre altri rimangono fermi immobili seduti e praticamente devi ripetere le cose due volte e metterti davanti allo schermo perché ti rispondano. Anche sapere questo è importante per regolamentare al meglio un buon utilizzo.

Detto questo, mi accorgo che man mano che Nicola cresce diventa sempre più consapevole, ma l’importanza della fermezza e della costanza della regola stabilita è fondamentale.

Quindi, per concludere, abbiamo fatto un passo indietro si, ma non ce ne pentiamo, anzi. Questo ci ha permesso di trovare un giusto equilibrio per noi e per il nostro bambino.

E la vostra esperienza com’è stata?Anche voi avete dovuto regolamentare l’utilizzo delle tecnologie con i vostri figli?

Vi lascio con alcuni libri su questo tema…

Libri consigliati per voi:

Parole di mamma -Esperienze di una mamma logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”

Il bambino con le scarpe rotte: un libro per andare oltre i facili giudizi e le etichette che la povertà può portare con sé

Oggi vi presento un libro davvero toccante: “Il bambino con le scarpe rotte” di Rosa Cambara e Ilaria Zanellato, edizioni GruppoAbele, della collana “I BLUBI dei piccoli”, uscito a settembre 2018.

www.edizionigruppoabele.it edizioni@gruppoabele.org

Rosa Cambara è giornalista, pubblicista e giovane autrice per l’infanzia, cura un blog contro il bullismo www.stopbulli.it. Si occupa di comunicazione e lavora nel sociale.

Ilaria Zanellato, illustratrice, si è laureata allo IED di Torino in illustrazione e visual communication. Con le edizioni Gruppo Abele ha partecipato alla raccolta “Di qua e di là dal mare”, di Carlo Marconi (2018).

La collana “I Bulbi dei piccoli” si avvale della collaborazione di Maria Teresa Arcella, Psicologa e Psicoterapeuta

Piccole chicche del libro: è stato scelto ed utilizzato un carattere ad alta leggibilità “Easy Reading Font” Dyslexia Friendly ed è stato stampato su carta Arcoset, carta da fonti gestite in maniera responsabile.

Dario sente sempre le risate dei suoi compagni. Proprio non lo lasciano in pace: sono come una zanzara fastidiosa che di giorno gli ronza nelle orecchie e di notte si nasconde dietro il letto!Il bambino con le scarpe rotte, è così che qualcuno lo chiama a scuola. E loro, i bulli della classe, sono sempre pronti a litigare!”

Una storia che si apre con un passo incerto e timido, sino a spiegarsi in una corsa di libertà e desiderio di riconoscimento.

Per andare oltre i facili giudizi che la povertà può portare con sé.

Un racconto sociale che descrive in maniera dettagliata, puntuale e sottile la derisione, le prese in giro e la vergogna che tutto questo comporta. Partendo dal punto di vista di Dario, il bambino che vive e sopporta l’umiliazione a scuola. Dai propri compagni che lo guardano e vedono solo quelle scarpe rotte, simbolo di povertà, malvista e accettata dalla società.

Tutti si girano verso di me, alti come giganti. Mi fissano dall’alto al basso e io mi sento piccolo e molle, come una formica”.

Quello che colpisce è che emergono non solo le emozioni, ma anche i pensieri del bambino e le immagini che accompagnano le parole sono così vere e realistiche che ci si ritrova catapultati in quella stessa classe ad osservare questi atti di bullismo con il cuore pesante senza poter far nulla.

La paura del gruppetto guidato dal bullo di turno mentre l’insegnante ritarda ad arrivare, i calci alla sedia di Dario, le offese e gli insulti che sputano fuori dalle boccacce fino ad arrivare a quel: “Basta, devo farli smettere” come diritto fondamentale alla propria dignità.

Emerge la rabbia che porta a sua volta a reagire con le mani ed inevitabilmente Dario si trova a dover fare i conti con il senso di colpa e con la vergogna di sentirsi piccolo. Non gli resta che correre, fuggire da quella situazione impossibile da sopportare ancora.

“Mi chiuderò in casa e non sapranno più nulla di me, visto che non mi vogliono“, pensa il bambino.

Ma con un’enorme capacità di autoriflessione Dario torna alla razionalità e decide di tornare per dire quello che ha fatto. Pensando poi di non tornare mai più a scuola.

Il ritorno a testa bassa, la rabbiatura dell’insegnante, la consapevolezza di aver rotto l’unico suo paio di scarpe e l’ennesima derisione fanno scattare qualcosa dentro a Dario. Con uno slancio si sbarazza di quel simbolo, di quell’oggetto inutile che ha ai piedi e comincia a correre sentendosi libero come mai prima. Dimostrando a sé stesso e agli altri che anche lui esiste e ha delle potenzialità. Si dice: “Non pensavo di essere così veloce!Ho sempre camminato piano per paura di distruggere il mio unico paio di scarpe, am ora che le ho buttate via mi sento libero come un ghepardo, anche se i piedi mi fanno male.”

Bob il capo dei bulli prova ad inseguirlo anche lui senza scarpe, ma non ce la fa e in un momento di bisogno, Dario è pronto a tornare indietro sui suoi passi per tendergli la mano ed aiutarlo.

Una storia di ingiustizie e di ribellione. Un percorso di riscatto di grande intensità verso la libertà. Una storia di rispetto verso sé stessi e verso l’altro. Una storia commovente di umanità, dove un gesto gentile a chi ci ha deriso può cambiare le sorti del nostro domani. “Il perdono non cambia il passato, ma amplifica il nostro futuro”.

Non sento più le loro risate. Alla fine la mamma mi aspetta al cancello e mi guarda accigliata. “Scusa se ho rotto le scarpe”. “Non preoccuparti tesoro, tutto si aggiusta”. Mi abbraccia lei. Torniamo a casa, mi prende per mano come quando ero piccolo”.

“Questa è la storia di un bambino che si è tolto una maschera che lo faceva soffrire, ha guardato quelle che avrebbe dovuto invidiare e ha scelto infine di non indossarne nessuna”. Di Nadia Terranova, scrittrice

l libro offre davvero tantissimi punti di riflessione per bambini ed adulti. Il tema della povertà, come quello del bullismo è difficile da affrontare con i bambini. Ma Dario potrebbe essere nostro figlio o un qualunque compagno di classe, che ha un unico paio di scarpe, che purtroppo si stanno rompendo del tutto, che ha i calzini con i buchi, un giacchino troppo pesante per la stagione e lo zaino che era stato dei suoi fratelli.

Una famiglia come tante.

Penso sia un importante messaggio da trasmettere a tutti, per poter accogliere senza giudizi chi troviamo accanto nel nostro cammino e poterlo guardare negli occhi senza discriminarlo per quello che indossa.

Parole di mamma – Esperienze di una mamma Logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”