Intervista alla Logopedista Dott.ssa Alessandra Trulla: Lo sviluppo del linguaggio in età evolutiva

Eccoci con la nuova intervista del mese con la Dott.ssa Alessandra Trulla, Logopedista.


“Laureata in logopedia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (sede di Bolzano) con formazione bilingue italiano-tedesco. Ho svolto diversi tirocini presso servizi pubblici e privati in particolar modo nell’ambito dell’età evolutiva, con brevi esperienze anche nell’ambito dell’età adulta. Inoltre, ho incrementato, e sto tuttora approfondendo, la mia formazione con diversi corsi di aggiornamento riguardanti tematiche inerenti allo sviluppo del linguaggio nel bambino, alla balbuzie e allo squilibrio muscolare orofacciale, per quest’ultimo ho partecipato al corso di I° e II° livello. Oltre a ciò, pianifico e svolgo progetti (di screening e di potenziamento) nelle scuole dell’infanzia e continuo la mia formazione collaborando con altri studi di logopedia. Mi sto attualmente formando in modo più specifico nel campo della balbuzie.

Mi occupo principalmente di valutazioni e terapie per ritardi e disturbi di linguaggio, balbuzie, difficoltà e disturbi di apprendimento nel primo ciclo della scuola primaria e deglutizione disfunzionale”.

Contatti: atrulla.logopedia@libero.it

Proprio con lei oggi parliamo nello specifico di Linguaggio nei bambini e risponderemo alle seguenti domande:

  • Come si sviluppa il linguaggio?
  • Quali sono le tappe significative di sviluppo linguistico a cui far riferimento?
  • Quali sono i segnali di un possibile ritardo di linguaggio?
  • Quali sono i fattori che possono interferire con lo sviluppo del linguaggio?
  • Cosa fare?Quando intervenire?A chi rivolgersi?
  • Com’è strutturato un percorso logopedico?
  • Perché è così importante la terapia precoce?

Di seguito il video con l’intervista completa:

Parole di mamma – Esperienze di una mamma Logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”

Come si sviluppa il linguaggio nei bambini?E se qualcosa non va?

In molti mi avete richiesto questo articolo in merito allo sviluppo del linguaggio in età evolutiva ed eccoli qui. Parleremo di:

  • Quali sono le fasi tipiche di sviluppo linguistico nei bambini
  • La classificazione dei disturbi di linguaggio
  • i DSL: i Disturbi Specifici di Linguaggio
  • I bambini parlatori tardivi o Late Talkers
  • I segnali d’allarme che possono far sospettare la presenza di un disturbo del linguaggio
  • Fattori che possono interferire con lo sviluppo tipico linguistico
  • Cosa favorisce lo sviluppo del linguaggio
  • Terapia Logopedica: quando e perché?
  • Bibliografia consigliata
  1. Dalle Vocalizzazioni alle Prime Parole
  • Fase Prelinguistica: è il periodo che precede la produzione delle prime parole e il loro utilizzo. Le vocalizzazioni lasciano progressivamente il posto alla produzione delle prime parole. Il bambino, inoltre, passa da uno stadio preintenzionale ad uno intenzionale, dove diventa cosciente della valenza comunicativa dei suoi comportamenti e dunque se ne serve consapevolmente per poter raggiungere un certo obiettivo.

E’ costituita essenzialmente da 3 fasi:

  • prime vocalizzazioni (primi tre mesi)
  • lallazione rudimentale (dal quarto mese circa)
  • lallazione canonica (dal settimo mese circa)

2. Dalle Parole alle Frasi

  • Stadio della parola-frase (12-18 mesi)
  • Frasi formate da due parole (18-24 mesi)
  • Brevi frasi con più di due parole (24-36 mesi)
  • Sviluppo grammaticale e morfologico (36-55 mesi)
  • Ulteriori tappe nello sviluppo dell’espressione verbale
  • Completamento dell’acquisizione grammaticale

Tra i 10 e i 20 mesi il numero delle parole che i bambini sono in grado di produrre aumenta progressivamente. A 22 mesi un bambino possiede un vocabolario espressivo formato da più di 50 parole, anche se occorre ricordare che il numero delle parole che può comprendere è sicuramente superiore.

Verso i 18 mesi, quando i bambini hanno raggiunto un vocabolario espressivo di 50 parole, iniziano a metterne insieme due o più, formando così le prime frasi che sono altamente significative poiché il bambino tende ad inserirvi solo gli elementi più ricchi di informazione, ovvero quelli che consentono all’adulto di decifrare il messaggio.

Sono frequenti comportamenti verbali ecolalici, che consistono nella ripetizione, spesso letterale (ecolalia) di quello che il bambino sente dagli altri.

Nel terzo anno di vita il bambino presenta un rapido sviluppo del linguaggio, padroneggia la struttura delle frasi nucleari, a cui fanno seguito tutti gli altri tipi di frase: ampliate, complesse e binucleari.

Per riassumere quanto descritto fino ad ora:

Dopo il terzo anno le frasi tendono a espandersi e il bambino inizia a usare le parole funzione, a coniugare i verbi e a concordare correttamente articoli, nomi e aggettivi.

Il suo vocabolario è cresciuto notevolmente e conta più di 1000 parole.

All’età di quattro anni i bambini possiedono quella che possiamo definire una conoscenza di base del linguaggio, ma commettono ancora degli errori grammaticali.

I 5 anni possono essere definiti come l’età dei perché, il bambino mostra curiosità per tutto ciò che è nuovo e rivolge ai genitori o agli adulti con cui è più a contatto un’infinità di domande che vanno a costituire la sua base conoscitiva.

A 6 anni il linguaggio del bambino è simile a quello dell’adulto, egli è capace di raccontare delle storie e partecipa attivamente alla conversazione.

Con l’ingrasso a scuola può disporre di un vocabolario di circa 10.000 parole e arricchisce ulteriormente le sue capacità linguistiche imparando a leggere e a scrivere.

Verso gli otto anni è consapevole che una parola può avere diversi significati e riesce a concepire alcune metafore semplici e battute umoristiche.  Non commette più errori grammaticali e sviluppa ulteriormente le sue abilità di conversazione.

Intorno ai 10 anni ha chiaro il concetto di parola astratta, migliora la sua comprensione dei significati non letterali delle parole (sarcasmo e ironia). Il suo vocabolario è all’incirca di 30.000 parole.

RIASSUMENDO IN PILLOLE:

Nella prima fase detta della lallazione (5-6 mesi) il bambino inizia a produrre dei suoni manifestando contemporaneamente i primi segni di preferenza manuale.

Nella fase dell’immagazzinamento (6-20 mesi), le parole e le frasi vengono immagazzinate nella loro globalità come se fossero delle espressioni idiomatiche

Durante la fase analitica e computazionale (20-37 mesi) continua l’apprendimento di nuove parole e il bambino inizia a formulare espressioni che si basano su regole morfologiche e grammaticali.

E SE QUALCOSA NON VA?

Finora abbiamo descritto quello che viene definito un normale sviluppo del linguaggio, quali sono le premesse fondamentali e che cosa sostiene questo processo.

Tuttavia, a volte può succedere che vi sia un impedimento o un ostacolo lungo il percorso che porta alla piena maturazione del linguaggio.

Questo impedimento può trovarsi all’inizio del percorso (fino dalla nascita), oppure essere dovuto a cause esterne e dunque verificarsi durante lo sviluppo del bambino.

Classificazione dei Disturbi del Linguaggio

  1. ISOLATI:
  • ACQUISITI
  • CONGENITI (DSL):        disturbi di comprensione

                                                disturbi di espressione

                                                 disturbi di articolazione

2. NON ISOLATI

Qui nel dettaglio vedremo cos’è il DSL, ovvero il Disturbo Specifico di Linguaggio.

I Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL)

Per definizione sono quei disturbi in assenza di deficit:

  • neurologici centrali o periferici
  • dello sviluppo cognitivo
  • dello sviluppo emotivo-comportamentale, educativo e ambientale

E quali sono gli accertamenti clinici per la diagnosi di difficoltà specifica nell’acquisizione del linguaggio?

  • Test d’Intelligenza (intelligenza verbale inferiore all’intelligenza di performance)
  • Test Audiometrico (udito nella norma)
  • Esame Neurologico (assenza di lesioni)
  • Indagine Psicologica (assenza di problemi affettivi ed emozionali)

Dati epidemiologici:

  • insorgenza 3-7 anni
  • interessa il 5-7% della popolazione prescolare
  • interessa il 2% della popolazione scolare
  • 3-4 maschi ogni femmina
  • familiarità per il disturbo
  • cause: fattori neuroanatomici/neurotrasmettitori (disturbo dell’elaborazione percettiva)
  • tende a miglioramento spontaneo, ma difficilmente a remissione completa
  • evolve spesso in disturbo di apprendimento (il 40% dei disturbi di apprendimento sono pregressi DSL).

Descrizione del disturbo:

  • ritmo di acquisizione rallentato
  • assenza di una chiara sequenza di frasi
  • rigidità nell’applicazione di regole, difficoltà nella flessibilità del codice linguistico
  • dissociazione inter e intra componenti del sistema linguistico
  • sviluppo comunicativo e linguistico tipico, ma in ritardo per quanto riguarda: la comparsa di typess lessicali, la combinazione di parole, la morfologia, l’ordine sintattico e la fonologia.

DSL 1 – Disturbo della Comprensione del Linguaggio

Viene diagnosticato quando un bambino presenta una comprensione a livello di suoni (comprensione fonologica), parole (comprensione lessicale) o grammatica (comprensione morfosintattica) notevolmente inferiore alla norma per i bambini della sua età. Spesso presentano anche un disturbo dell’espressione verbale e un disturbo dell’articolazione dei suoni. Frequenza: 30% nei bambini con DSL di 3-6 anni e oltre il 70% nei bambini di 8-10 anni.

DSL 2 – Disturbo nell’Espressione del Linguaggio

Questi bambini hanno una comprensione del linguaggio nella norma, presentano invece una difficoltà nelle capacità espressive, nella produzione dei suoni linguistici concatenati (fonologia) e/o nella produzione delle parole (lessico) e/o della frase (morfosintassi).

Spesso i bambini più piccoli presentano anche un disturbo dell’articolazione dei suoni.

Frequenza: 20% nei bambini di 3-6 anni e 30% nei bambini di 8-10 anni.

DSL 3 – Disturbo dell’Articolazione

Questi bambini presentano un ritardo nello sviluppo dell’articolazione dei suoni. Si tratta della forma più frequente di disturbo specifico del linguaggio nei bambini più piccoli (3-6 anni). Non riescono a pronunciare correttamente alcuni suoni, in genere quelli che si acquisiscono più tardi e che corrispondono ai fonemi più complessi.

In questo tipo di disturbi, la terapia del linguaggio è in genere molto efficace e deve essere iniziata quanto prima.

In numerosi casi i disturbi dell’articolazione linguistica danno luogo in seguito a difficoltà nell’apprendimento della lettura (dislessia) e/o difficoltà nell’apprendimento della scrittura (disortografia). I disturbi dell’articolazione verbale rendono infatti molto più debole e limitato il sistema della memoria a breve termine (memoria di lavoro).E’ importante sottolineare che prima dei tre anni è difficile valutare un DSL, si parla di: Bambini Parlatori Tardivi (P.T.) o Late Talkers.

Vengono inseriti in questa categoria quei bambini che tra i 24 e i 30 mesi hanno un vocabolario produttivo inferiore alle 50 parole e non combinano due parole in un unico enunciato. Il limite di 50 parole e fase combinatoria assente a 24 mesi è dunque un criterio di riferimento poiché numerose ricerche hanno dimostrato che a 24 mesi la maggior parte dei bambini presenta un vocabolario di almeno 50 parole e produce enunciati in cui compaiono alcune combinazioni di due tre parole.

Criteri clinici: QI non verbale è normale, non sono presenti deficit uditivi importanti, né disordini psichiatrici, né disturbi della personalità.

Circa il 10% di parlatori tardivi evolve in un DSL.

Ma allora, quali sono i segnali d’allarme che possono far sospettare la presenza di un disturbo del linguaggio?

  • L’assenza di lallazione
  • Vocabolario ridotto a 18 mesi (inferiore alle 20 parole)
  • Se a 24 mesi ci sono difficoltà di comprensione di ordini semplici non contestualizzati
  • Se all’età di 2 anni il bambino non ha ancora detto le sue prime parole
  • Le parole prodotte a 24 mesi sono inferiori a 50
  • Persistenza di parole idiosincratiche a 30 mesi e oltre
  • Assenza di combinazione di due parole a 30 mesi
  • Prestazioni ai test del linguaggio inferiori alla media di almeno due deviazioni standard
  • Prestazioni ai test del linguaggio inferiori alla media di almeno due deviazioni standard
  • Lunghezza media dell’enunciato inferiore a 3 parole all’età di tre anni e mezzo.

Si ricorda che bisogna sempre prestare attenzione a fattori come:

  • otiti ricorrenti (più di 4 in un anno)
  • ipertrofia adenoidea (questi primi due fattori possono diminuire la capacità uditiva e la percezione corretta dei suoni)
  • uso prolungato di ciuccio, biberon, allattamento al seno
  • masticazione debole (solo cibi morbidi o frullati per eccessivo tempo)
  • eccessiva esposizione ed utilizzo di strumenti digitali (tv, telefono, tablet) senza la mediazione e il controllo da parte dell’adulto
  • scarsa e/o inadeguata stimolazione linguistica

Tutti questi che trovate elencati, sono fattori che possono interferire e/o ritardare lo sviluppo del linguaggio!

COSA INVECE FAVORISCE LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO?

Sicuramente una buona e continua esposizione al linguaggio, una buona prosodia, l’uso della mimica facciale e la lettura dei libri sin da piccolissimi.

Ma non solo. Nell’articolo riportato qui di seguito trovate molti suggerimenti ed idee per stimolare i prerequisiti al linguaggio nei piccolissimi, ancora prima che partano le prime parole.

In questo secondo articolo, invece, trovate come aiutare la comunicazione e lo sviluppo linguistico con una corretta stimolazione.

Terapia dei disturbi di Linguaggio: COSA FARE?

E’ doveroso, nel caso di un bambino con un disturbo dell’acquisizione del linguaggio, programmare una valutazione e successivamente una terapia specifica.

Il logopedista , quale esperto della rieducazione e della riabilitazione del linguaggio, evidenzia e lavora sulle difficoltà del bambino nei vari ambiti (comprensione, ripetizione, produzione, lettura e scrittura) e nei vari livelli linguistici (fonetico-fonologia, lessicale-semantico, morfosintassi, narrivo e pragmatico).

Ricordiamo che prima di programmare un intervento riabilitativo logopedico è necessario effettuare un’approfondita Valutazione Logopedica del linguaggio del bambino per poter poi delineare gli obiettivi del trattamento.

Nei bambini la terapia precoce è fondamentale, tanto più che in età evolutiva è ancora presente una grande plasticità neuronale, cioè la capacità di apprendere nuove informazioni e di riprogrammarle con una facilità molto superiore rispetto agli adulti.

E’ meglio cercare risposte e possibili soluzioni invece di pensare e aspettare che il disturbo passi spontaneamente col tempo, perché quel tempo, per quel bambino, è prezioso.

Bibliografia:

Parole di mamma – Esperienze di una mamma logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”

Uso delle tecnologie nella prima infanzia: può interferire con lo sviluppo del linguaggio?

Questo articolo è nella mia testa già da molto tempo.

Ne ho sentito il bisogno dopo aver letto alcune ricerche specifiche per quanto riguarda l’uso, ma soprattutto l’abuso delle tecnologie nei bambini più piccoli (fascia 0-3 anni), ma anche come logopedista e come mamma.

Oggi quindi ve ne parlerò da 3 punti di vista:

  • Partendo dalle ricerche scientifiche in questo campo (di recente interesse e studio);
  • Dal punto di vista professionale come logopedista; infatti ci sono delle ricadute
    importanti nello sviluppo del linguaggio che è meglio conoscere per prevenirne
    gli effetti. Vi descriverò alcune esperienze che mi hanno molto colpito e che mi hanno aiutato a modificare il mio modo di valutare i nuovi bambini che arrivano in studio;
  • E come mamma, vi parlerò in modo sincero della mia esperienza con Nicola, di come
    prima ci siamo adattati all’uso delle tecnologie e di come poi abbiamo deciso di fare un passo indietro.

Per finire, al termine dell’articolo troverete una breve bibliografia di riferimento con le
ricerche complete nominate nell’articolo e con alcune letture consigliate “a tema”.

Cominciamo con quanto riportato dalla rivista UPPA:
Un Pediatra Per Amico www.uppa.it

“L’utilizzo delle nuove tecnologie con i bambini sempre più piccoli ha ormai superato i livelli di guardia”.

“Quando sta davanti al tablet non si vede e non si sente”, vero.

Ma i bambini hanno bisogno di essere visti e sentiti. E’ dimostrato che tanto più tempo riusciremo a dedicare ai loro nei primi anni di vita, tanto meglio cresceranno. Sappiamo anche che non è la sola quantità di tempo ad essere importante, quanto la qualità delle cose che faremo con loro. Parole di Segio Conti Nibali, Pediatra e direttore di Uppa.

Forse non ci sarà mai una legge che vieterà, o quanto meno limiterà l’uso delle tecnologie al di sotto di una certa età, ma spetterà a noi adulti e genitori porre dei chiari limiti al loro utilizzo.

“I limiti fanno parte di una strategia nella relazione tra genitori e figli fatta di rispetto, ascolto e disponibilità incondizionata verso il bambino. I genitori hanno il compito di aiutare il bambino a imparare a regolarsi, dapprima tramite una coregolazione (il bambino aiutato dai genitori), per poi passare ad una propria autoregolazione. Il rischio è di demandare al tablet o al telefono il compito di alleviare le difficoltà o le frustrazioni del bambino”.

Negli ultimi anni le conoscenze in merito sono aumentate e sebbene non si sia ancora arrivati a comprendere in modo completo l’impatto che le tecnologie hanno sulla vita dei bambini, ci consentono di avere dei consigli basati sulle evidenze scientifiche e sui principi fondamentali della pedagogia e della psicologia dello sviluppo.

La promessa dei media digitali di trasformare le nostre vite è enorme. Se gestita bene, la tecnologia può migliorare la nostra scuola e la nostra educazione, approfondire le connessioni sociali, espandere la partecipazione civica e perfino aiutare la nostra democrazia ad avanzare. Ma affinché questi effetti positivi si verifichino abbiamo bisogno di leggi, norme e impegni educativi che minimizzino i rischi e massimizzino le opportunità per i nostri figli”
Clinton e Steer, 2012.

Da 0 a 3 anni: schermi vietati
L’infanzia non ha bisogno di videoschermi, non ha bisogno di una realtà virtuale. Prima dei 3 anni un bambino necessita di sviluppare competenze interagendo con l’ambiente attraverso esperienze sensoriali che utilizzino tutti e cinque i sensi. Solo questa interazione esperienziale consente di sviluppare le proprie risorse neuronali. È stato dimostrato che anche solo una televisione accesa nella stessa stanza dove un bambino piccolo sta giocando ne disturba l’attività, impedendo di sviluppare quella capacità di concentrazione attentiva così importante per il suo futuro. Scrive Goleman su «Focus»:”Occorre allora, soprattutto in questa fascia d’età, che i genitori curino i propri comportamenti. Non può funzionare il farsi vedere assorbiti dalla televisione, da un computer o da un telefono cellulare, magari talmente distratti da non accorgersi neanche dei richiami dei figli. In quell’età i bambini sono molto inclini all’imitazione: se ci vedranno perennemente con in mano il telefonino ne vorranno uno”.

Da 3 a 6 anni: il tempo delle regole
L’infanzia è il tempo delle regole, che non sono imposizioni ma procedure educative per regolare il tempo e lo spazio comune. Mettiamo delle regole chiare, trasparenti, essenziali. È inutile sgridare i nostri figli perché passano le ore davanti ai videogiochi quando siamo noi ad averceli messi. La comunità scientifico-pedagogica internazionale su questo fronte è compatta: in questa fascia d’età mezz’ora di videoschermi al giorno è più che sufficiente, e l’accesso a Internet è vietato. Questa è una fase importante per sviluppare alcune capacità collegate all’immaginazione o alla motricità fine e per implementare le competenze relazionali e sociali.
È ora che si può imparare a litigare bene con successo, anche dopo è possibile, certamente, ma man mano diventa più difficile. Occorre privilegiare le esperienze dirette, la manipolazione, l’interazione relazionale. I bambini litigano? Certo! È quello il loro compito evolutivo. Imparare a stare insieme, ad accettare la frustrazione e a far emergere le risorse creative di cui, in questa età così plastica, sono incredibilmente dotati. Non lasciate che si anestetizzino davanti ai videoschermi, permettetegli di stare all’aria aperta, a contatto con la natura, di fare esperienze corporee e mentali nuove. Il loro futuro ne trarrà immenso vantaggio.

Andiamo ora nello specifico, prendendo in esame uno studio che è stato svolto sull’utilizzo che fanno i genitori, bambini e gli adolescenti delle tecnologie digitali.

Nel dettaglio ci soffermeremo sulla fascia dei 0-3 anni.

Fonte: Balbinot V., Toffol G., Tamburlini G., Tecnologie digitali e bambini: un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita, Medico e Bambino, ottobre 2016.
Per scaricare e leggere l’intera ricerca cliccate qui sotto:

http://download.repubblica.it/pdf/2016/salute/Tecnologie_digitali_e_bambini_indagine_sul_loro_utilizzo.pdf

L’indagine svolta su 1300 genitori italiani ha avuto come scopo esplorare quali siano le loro opinioni sull’utilizzo delle tecnologie digitali da parte dei bambini.
Quasi 1 genitore su 4 fa giocare il proprio bambino con lo smartphone già nel primo anno di vita, per poi salire a 2 genitori su 3 quando il piccolo ha 2 anni e fino a 4 genitori su 5 a 3 anni; Il tempo di utilizzo delle tecnologie digitali raramente (5% dei casi) supera l’ora al giorno nel primo anno di vita del bambino, ma diventa più frequente nel terzo anno; Se dai bimbi più piccoli, passiamo a quelli in età scolare, poi, apprendiamo da una rilevazione ISTAT del 2015 che l’accesso alla rete è fortemente aumentato dal 2007 al 2014; dal 18% a oltre il 44% nei bambini tra i 6 e i 10 anni e dal 56% all’81% dagli 11 ai 14 anni.

Bibliografia:

  • Uppa, n. 6/2017: speciale “Bambini e tecnologia” pag. 39-47;
  • Fonte: Balbinot V., Toffol G., Tamburlini G., Tecnologie digitali e bambini:
    un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita, Medico e Bambino, ottobre 2016.

E QUINDI, QUALI SONO I RISCHI PRINCIPALI DI UN USO INAPPROPRIATO?

  • Aumento del rischio cardiovascolare, osteoarticolare, metabolico a lungo termine;
  • Possibili effetti nocivi da onde elettromagnetiche;
  • Riduzione delle interazioni di qualità verbali e non, tra genitori e bambini;
  • Aumento dei disturbi del sonno;
  • Interferenza con lo sviluppo deli linguaggio
  • Ostacolo all’attenzione, alla concentrazione, alla lettura profonda e quindi all’apprendimento, alla riflessione e alla capacità critica;
  • Aumento dei disturbi di comportamento;
  • Aumento di isolamento e depressione;
  • Amplificazione di atteggiamenti di aggressione, discriminazione e bullismo;
  • Rischi per l’incolumità fisica e psicologica, l’identità e la privacy;
  • Dipendenza dalla tecnologia in sé e da aspetti specifici da questa veicolati.

COME EVITARLI?

CONSIGLI PER UN USO CONSAPEVOLE:

  • Dare il buon esempio limitando l’uso dei dispositivi digitali quando si è insieme ai bambini (soprattutto nei primi anni di vita); evitare in particolar modo di usarli a tavola;
  • Non ci sono motivi validi per utilizzare le tecnologie digitali prima dei due anni (come suggeriscono i pediatri americani), o dei 3 anni (come consigliano i pediatri e gli specialisti di Uppa);
  • Dopo i 3 anni, app e videogiochi vanno scelti con cura (esiste una classificazione europea la PEGI, ed esistono siti ed esperti a cui chiedere consiglio);
  • Aiutare i bambini fin da piccolissimi a riconoscere e a dare un nome alle emozioni (alfabetizzazione emotiva);
  • I tempi massimo di utilizzo delle tecnologie digitali vanno definiti assieme ai propri figli, ma non vi sono motivi  per un utilizzo superiore all’ora o alla durata di un film (fino agli 8-9 anni);
  • Sono raccomandate interruzioni ogni 30 minuti per consentire a occhi, cervello, muscoli ed articolazioni di liberarsi;
  • Di notte le tecnologie digitali vanno disattivate e tenute lontano dal letto. Di giorno (per i più grandi che possiedono un dispositivo elettronico proprio) vanno tenute nello zainetto o sul tavolo, ma non in tasca. A scuola possono essere usate in classe solo se le attività scolastiche lo richiedono;
  • E’ importante discutere con i bambini e i ragazzi sui pericoli che si possono riscontrare in rete, soprattutto utilizzando i social network;
  • Aiutare i bambini a capire le conseguenze di ogni azione e la responsabilità che comportano;
  • Usare password e filtri di controllo parentale;
  • Non mettere i bambini di fronte all’alternativa tra libri o monitor, tra quotidiani e sintesi online, tra carta stampata e altri media digitali.

C’è anche un’altra completa ed esaustiva guida per un uso consapevole messa a punto da un gruppo multidisciplinare di esperti coordinati dal Centro per la Salute del Bambino (CSB). Cliccate qui sotto per leggerla:

Tecnologie digitali e bambini: indicazioni per un uso consapevole”

Vi consiglio di leggerla, è davvero ben fatta, chiara ed esaustiva, non solo per i più piccoli, ma per tutta l’età di sviluppo del bambino.

Da stampare, leggere e rileggere più volte.

LA MIA ESPERIENZA PROFESSIONALE DA LOGOPEDISTA:

Come logopedista, sinceramente fino a 5 anni fa non era un tema a cui mi sono mai interessata particolarmente, ma negli ultimi anni ho dovuto pormi domande, approfondire e studiare la possibile correlazione tra eccessivo e precoce utilizzo di strumenti digitali nella prima infanzia e ritardo di linguaggio. Ho cominciato a vedere in prima visita bambini piccolissimi (fascia 18-36 mesi) con importante ritardo di linguaggio (soprattutto in produzione), difficoltà comunicative, relazionali e di regolazione nel comportamento, che avevano in comune il fatto di utilizzare tablet, tv e/o telefono praticamente per un tempo molto lungo (anche fino a 4-5 ore al giorno) senza una mediazione ed un vero controllo da parte dell’adulto genitore. Le tecnologie non sono la causa del ritardo di linguaggio, ma sicuramente interferiscono con il suo sviluppo, tanto più è elevato l’utilizzo che ne viene fatto. Ho sentito il bisogno di confrontarmi con altre colleghe e colleghi, ma soprattutto di informarmi e una correlazione c’è. Come avete visto nell’elenco sopra, l’utilizzo inappropriato e/o troppo precoce delle tecnologie può interferire con il normale sviluppo del linguaggio, con le abilità comunicative e relazionali, con l’attenzione, l’autoregolazione, il pensiero simbolico e creativo. Dobbiamo ricordare che i primi tre anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo del linguaggio e di tantissime altre aree di sviluppo (es. motorio, cognitivo, ludico, educativo, sociale, prassico,…), ed è un periodo altamente critico. Dobbiamo cercare di favorire lo scambio verbale, il contatto oculare, l’attenzione congiunta, il rispetto dei turni, il gioco spontaneo e lo sviluppo di tutti i prerequisiti comunicativi necessari per far partire il linguaggio come strumento indispensabile per comunicare con gli altri.

Proprio per questo ho aggiunto delle domande per me fondamentali in sede di valutazione che condivido con voi, penso possano essere utili anche alle e ai colleghi logopedisti, ma non solo:

  • Il bambino è esposto all’utilizzo di tecnologie digitali?In che modo?
  • Se si, quali?
  • Per quanto tempo?
  • Ci sono delle regole condivise con il bambino per questo utilizzo?
  • Come reagisce il bambino quando termina il tempo?
  • Quanto gioca il bambino?Che tipo di giochi predilige?Con chi?
  • E’ esposto alla lettura di libri per l’infanzia?Con quale frequenza e con quale modalità?

Come Logopedista mi sento di seguire le indicazioni dei Pediatri e di sconsigliare assolutamente l’utilizzo dei dispositivi digitali prima dei 2 anni e tra i 2 e i 3 anni l’utilizzo è possibile ma con una forte limitazione in termini di tempo e con la mediazione da parte dell’adulto.

Ma veniamo a noi…perchè se ora è più chiara la parte teorica, da mamma, come sempre, in termini pratici…tutto si complica.

LA MIA ESPERIENZA DI MAMMA:

Da mamma come sapete la faccenda è un po’ diversa. C’è il lavoro, la casa, le corse in macchina, la stanchezza (cronica) e i nostri figli che richiedono un’attenzione e un tempo che spesso non abbiamo.

Vi spiego la mia esperienza personale perché penso possa essere un utile scambio, ma sono molto interessata al vostro punto di vista, quindi fatemi sapere cosa ne pensate, ma soprattutto come e se avete regolamentato in casa con i vostri figli l’utilizzo delle tecnologie.

Fino ai 18 mesi non abbiamo mai avuto l’intenzione e il bisogno di utilizzare la tv o il telefono o altro per Nicola, ma nella fase più critica dei 18-30 mesi (praticamente correva di qua e di là ovunque!) abbiamo notato un suo maggiore interesse per i video musicali cartonati visti una volta distrattamente alla tv. E ci siamo accorti: “magia, resta fermo per un tempo più lungo di quello che pensavamo!”

Ecco quel “resta fermo” ci ha fregato. Perché da quel momento abbiamo cominciato ad usare la tecnologia (in particolare i video sul telefono) per quei momenti diciamo così critici (es. in fila alle poste, al ristorante quando i tempi di attesa erano lunghi, in macchina, quando dovevo scrivere una mail al computer, o altro…), insomma, una strategia super, che lo faceva fermare all’istante. E più la usavamo più ci veniva “naturale” usarla. Il problema era il dopo. Quando era il tempo di spegnerlo… ahi ahi, pianti e urla. Così da tecnica efficace si è trasformata rapidamente in un attaccamento morboso e richiestivo.

Abbiamo dovuto parlarne tra noi, scontrandoci non poco. E’ stato anche questo il motivo per cui ho cominciato ad informarmi, a leggere articoli, opinioni di esperti e alla fine abbiamo dovuto fare un passo indietro. Abbiamo notato che diminuendo il tempo, circa 1 ora al giorno, solo la Tv (abbiamo tolto l’utilizzo dei nostri telefoni, solo in rarissime occasioni glielo concediamo), con delle regole fisse e stabili condivise con Nicola il suo atteggiamento gradualmente è cambiato. Con i tre anni compiuti poi abbiamo notato un grado di maturità maggiore ed una maggiore facilità nel rispettare queste regole. Le nostre sono poche e semplici: si può guardare la Tv (solo cartoni senza pubblicità) prima di cena, mentre la mamma o il papà prepara, quando il cibo è sul piatto si spegne subito. Ovviamente ci possono essere delle eccezioni alla regola: es. un film/cartone visto al cinema insieme o sul divano al sabato sera con mamma e papà. Ma questo rende questi momenti occasionali ancora più speciali e attesi.

Ho notato anche che si sono bambini più interessati alle tecnologie e altri meno (es. mio nipote che ha 4 anni, se la tv è accesa continua a giocare con ciò che gli piace e alza la testa ogni tanto distrattamente), mentre altri rimangono fermi immobili seduti e praticamente devi ripetere le cose due volte e metterti davanti allo schermo perché ti rispondano. Anche sapere questo è importante per regolamentare al meglio un buon utilizzo.

Detto questo, mi accorgo che man mano che Nicola cresce diventa sempre più consapevole, ma l’importanza della fermezza e della costanza della regola stabilita è fondamentale.

Quindi, per concludere, abbiamo fatto un passo indietro si, ma non ce ne pentiamo, anzi. Questo ci ha permesso di trovare un giusto equilibrio per noi e per il nostro bambino.

E la vostra esperienza com’è stata?Anche voi avete dovuto regolamentare l’utilizzo delle tecnologie con i vostri figli?

Vi lascio con alcuni libri su questo tema…

Libri consigliati per voi:

Parole di mamma -Esperienze di una mamma logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”