Il bambino con le scarpe rotte: un libro per andare oltre i facili giudizi e le etichette che la povertà può portare con sé

Oggi vi presento un libro davvero toccante: “Il bambino con le scarpe rotte” di Rosa Cambara e Ilaria Zanellato, edizioni GruppoAbele, della collana “I BLUBI dei piccoli”, uscito a settembre 2018.

www.edizionigruppoabele.it edizioni@gruppoabele.org

Rosa Cambara è giornalista, pubblicista e giovane autrice per l’infanzia, cura un blog contro il bullismo www.stopbulli.it. Si occupa di comunicazione e lavora nel sociale.

Ilaria Zanellato, illustratrice, si è laureata allo IED di Torino in illustrazione e visual communication. Con le edizioni Gruppo Abele ha partecipato alla raccolta “Di qua e di là dal mare”, di Carlo Marconi (2018).

La collana “I Bulbi dei piccoli” si avvale della collaborazione di Maria Teresa Arcella, Psicologa e Psicoterapeuta

Piccole chicche del libro: è stato scelto ed utilizzato un carattere ad alta leggibilità “Easy Reading Font” Dyslexia Friendly ed è stato stampato su carta Arcoset, carta da fonti gestite in maniera responsabile.

Dario sente sempre le risate dei suoi compagni. Proprio non lo lasciano in pace: sono come una zanzara fastidiosa che di giorno gli ronza nelle orecchie e di notte si nasconde dietro il letto!Il bambino con le scarpe rotte, è così che qualcuno lo chiama a scuola. E loro, i bulli della classe, sono sempre pronti a litigare!”

Una storia che si apre con un passo incerto e timido, sino a spiegarsi in una corsa di libertà e desiderio di riconoscimento.

Per andare oltre i facili giudizi che la povertà può portare con sé.

Un racconto sociale che descrive in maniera dettagliata, puntuale e sottile la derisione, le prese in giro e la vergogna che tutto questo comporta. Partendo dal punto di vista di Dario, il bambino che vive e sopporta l’umiliazione a scuola. Dai propri compagni che lo guardano e vedono solo quelle scarpe rotte, simbolo di povertà, malvista e accettata dalla società.

Tutti si girano verso di me, alti come giganti. Mi fissano dall’alto al basso e io mi sento piccolo e molle, come una formica”.

Quello che colpisce è che emergono non solo le emozioni, ma anche i pensieri del bambino e le immagini che accompagnano le parole sono così vere e realistiche che ci si ritrova catapultati in quella stessa classe ad osservare questi atti di bullismo con il cuore pesante senza poter far nulla.

La paura del gruppetto guidato dal bullo di turno mentre l’insegnante ritarda ad arrivare, i calci alla sedia di Dario, le offese e gli insulti che sputano fuori dalle boccacce fino ad arrivare a quel: “Basta, devo farli smettere” come diritto fondamentale alla propria dignità.

Emerge la rabbia che porta a sua volta a reagire con le mani ed inevitabilmente Dario si trova a dover fare i conti con il senso di colpa e con la vergogna di sentirsi piccolo. Non gli resta che correre, fuggire da quella situazione impossibile da sopportare ancora.

“Mi chiuderò in casa e non sapranno più nulla di me, visto che non mi vogliono“, pensa il bambino.

Ma con un’enorme capacità di autoriflessione Dario torna alla razionalità e decide di tornare per dire quello che ha fatto. Pensando poi di non tornare mai più a scuola.

Il ritorno a testa bassa, la rabbiatura dell’insegnante, la consapevolezza di aver rotto l’unico suo paio di scarpe e l’ennesima derisione fanno scattare qualcosa dentro a Dario. Con uno slancio si sbarazza di quel simbolo, di quell’oggetto inutile che ha ai piedi e comincia a correre sentendosi libero come mai prima. Dimostrando a sé stesso e agli altri che anche lui esiste e ha delle potenzialità. Si dice: “Non pensavo di essere così veloce!Ho sempre camminato piano per paura di distruggere il mio unico paio di scarpe, am ora che le ho buttate via mi sento libero come un ghepardo, anche se i piedi mi fanno male.”

Bob il capo dei bulli prova ad inseguirlo anche lui senza scarpe, ma non ce la fa e in un momento di bisogno, Dario è pronto a tornare indietro sui suoi passi per tendergli la mano ed aiutarlo.

Una storia di ingiustizie e di ribellione. Un percorso di riscatto di grande intensità verso la libertà. Una storia di rispetto verso sé stessi e verso l’altro. Una storia commovente di umanità, dove un gesto gentile a chi ci ha deriso può cambiare le sorti del nostro domani. “Il perdono non cambia il passato, ma amplifica il nostro futuro”.

Non sento più le loro risate. Alla fine la mamma mi aspetta al cancello e mi guarda accigliata. “Scusa se ho rotto le scarpe”. “Non preoccuparti tesoro, tutto si aggiusta”. Mi abbraccia lei. Torniamo a casa, mi prende per mano come quando ero piccolo”.

“Questa è la storia di un bambino che si è tolto una maschera che lo faceva soffrire, ha guardato quelle che avrebbe dovuto invidiare e ha scelto infine di non indossarne nessuna”. Di Nadia Terranova, scrittrice

l libro offre davvero tantissimi punti di riflessione per bambini ed adulti. Il tema della povertà, come quello del bullismo è difficile da affrontare con i bambini. Ma Dario potrebbe essere nostro figlio o un qualunque compagno di classe, che ha un unico paio di scarpe, che purtroppo si stanno rompendo del tutto, che ha i calzini con i buchi, un giacchino troppo pesante per la stagione e lo zaino che era stato dei suoi fratelli.

Una famiglia come tante.

Penso sia un importante messaggio da trasmettere a tutti, per poter accogliere senza giudizi chi troviamo accanto nel nostro cammino e poterlo guardare negli occhi senza discriminarlo per quello che indossa.

Parole di mamma – Esperienze di una mamma Logopedista

“Vivere intensamente, condividere esperienze, crescere con bambini felici e liberi”

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